Venerdì 27 maggio 2022

Il Forte di Oga chiude per lavori fino al 2023

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Il Forte di Oga rimarrà chiuso fino a data da definirsi (presumibilmente fino al 31 dicembre 2022) per permettere i lavori di restauro e valorizzazione della struttura e dell’area circostante che renderanno il Forte più accogliente, mantenendo naturalmente inalterata la sua funzione museale. Verranno realizzate principalmente opere di manutenzione e di conservazione nell’ottica di migliorare i servizi offerti e la fruizione da parte dei visitatori.

Il Forte Venini, meglio conosciuto come Forte di Oga, è ubicato ai margini della riserva naturale dei Paluaccio di Oga. La storia del Forte inizia circa 100 anni fa quando, nel 1899, la Commissione Suprema di difesa stabilì che, per la difesa della strada dello Stelvio, fosse necessario costruire una postazione di artiglieria fortificata alle Motte di Oga.
L’idea, grazie alla tranquillità garantita in quel periodo, venne però accantonata per qualche anno senonché, nel 1908, le difese della Valtellina tornarono ad essere considerate di prima importanza. Si iniziò allora a costruire la strada che dal fondovalle raggiunge le Motte di Oga.
Nel frattempo il comando individuò la posizione del Dossaccio (1740 m) e la ritenne preferibile a quella delle Motte di Oga per l’ubicazione della struttura militare, in quanto meglio posizionata, più protetta e difficilmente raggiungibile.
Dal Dossaccio era infatti possibile colpire obiettivi al Passo del Foscagno alle Bocchette di Pedenolo, al Passo delle Torri di Fraele, allo Stelvio ed in Valfurva. La particolare orientazione Est Ovest del Forte fu progettata affinché i cannoni a lunga gittata, analogamente a quanto avviene nelle navi militari, potessero ruotare e difendere tutti i passi ed i valichi potenzialmente soggetti al pericolo austriaco.
La costruzione terminò poco prima dell’esplosione della Prima Guerra Mondiale. Il Forte fu attrezzato con 4 cannoni aventi una gittata di circa 13 km, sufficiente per poter superare lo Stelvio e raggiungere Trafoi, paese allora ricompreso all’interno dei confine austriaco.
Durante il conflitto, gli ufficiali osservatori italiani che stazionavano sui crinali posti a nord rispetto al Forte, trasmettevano al comando del Dossaccio, mediante linee telefoniche. preziose informazioni sugli obiettivi da colpire. Per i primi colpi venivano utilizzati dei traccianti così da poter verificare l’esattezza del tiro. Gli osservatori comunicavano quindi al comando gli eventuali “aggiustamenti di tiro” necessari e, una volta raggiunto con i traccianti l’obbiettivo, i cannoni cominciavano nella loro operazione di sparo.

Lo scopo del Forte non era comunque quello offensivo, bensì quello di ostacolare il transito di truppe nemiche sulla strada dello Stelvio, e di poter difendere il passo delle Torri di Fraele e gli accessi di Valdidentro e Valfurva. Le artiglierie del Forte operarono efficacemente durante tutto il periodo della grande guerra, tanto che gli anziani raccontano che: “Tremavano i vetri delle case a Bormio quando sparavano dal Forte di Oga! Sparavano al di là dello Stelvio su Gomagoi e Trafoi!”. Terminata la prima guerra mondiale il Forte fu presidiato da un reparto di 30 uomini della fanteria e poi dell’artiglieria di montagna sino al 1938, anno in cui la struttura militare venne intitolata al valtellinese capitano Venini, medaglia d’oro al valor militare. Da quell’anno sino all’otto settembre dei 1943 vi fu di stanza un reparto dei XII settore G.A.F (guardia alla frontiera). Nel periodo della Repubblica di Salò la caserma fu occupata da fascisti e tedeschi che, a più riprese, prelevarono le armi per portarle a Sondrio. Il Forte non fu mai attaccato dai partigiani che vi fecero irruzione solamente nella primavera dei 1945.
Al termine dei conflitto il Forte fu abbandonato dalle truppe ma rimase custodito sino al 1958 quando l’esercito decise di abbandonare definitivamente la struttura ritenendo esaurita la sua funzione. Prima dell’abbandono vennero murate porte e finestre, parte dei materiale presente venne venduto come rottame ed i 14 cannoni se ne andarono definitivamente dal Dossaccio. Purtroppo l’abbandono dei Forte Venini sin dal 1958 favorì i furti e la distruzione di preziosi reperti storici. Solo a partire dal 1985, su iniziativa della Comunità Montana Alta Valtellina, il Forte è stato ripristinato e riaperto al pubblico.

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