Centro storico di Bormio
MERITO ET TEMPORE
Inquartato: nel primo e nel quarto, d’oro all’aquila abbassata di nero, linguata di rosso e coronata del campo; nel secondo e nel terzo, d’argento alla biscia d’azzurro ondeggiante in palo e coronata d’oro, ingolante un moro di carnagione.
A seguito dell’incoronazione a Duca di Gian Galeazzo Visconti, lo stemma dei Visconti subì la variazione rappresentata nell’affresco della foto.
Il baluardo contro l’invasione dei Grigioni
Centro storico di Bormio
Scrive Gabriele Antonioli, nel suo libro sui castelli di Grosio:
“Nell’ottavo decennio del secolo decimoquarto Grosio divenne il trampolino necessario per balzare su Bormio; i Venosta di Mazzo, diventati ghibellini e viscontei, si ponevano contro il vescovo di Coira ed i lontani cugini di Matsch”.
I Visconti avevano acquisito l’importante sostegno dei Venosta largheggiando nella concessione di privilegi.
Già l’arcivescovo Giovanni nel 1353 aveva concesso alla famiglia l’esenzione d’ogni dazio e pedaggio e tali prerogative erano state confermate il 23 febbraio 1372 da Galeazzo a beneficio di tutta l’agnazione dei Venosta.
Museo di Bormio: scrigno di storia, arte e ricordi
Come atto di ritorsione contro tale appoggio, l’anno successivo, i Bormini facevano razzia di capi di bestiame pascolanti sull’alpe di Verva in Valgrosina e appartenenti, probabilmente, ai Venosta. I Visconti, rafforzato a spese di tutta la valle il castello di Grosio, che quindi risultava già interamente costruito, lo affidavano alla custodia di Olderico Venosta detto Felino e allestivano una nuova spedizione.
Il 30 novembre 1376, muoveva da Grosio l’esercito milanese al comando di Giovanni Cane, integrato con elementi locali, e, forzate le difese di Serravalle, metteva a ferro e fuoco la terra di Bormio”.
«In testa la Valtolina e la montagna di Bormi. Terribili, piene sempre di neve. Qui nasce Ermellini. A Bormi sono i bagni. Valtolina, come detto, valle circondata da alti terribili monti. Fa vini potentissimi assai, e fa tanto bestiame, che da paesagno è concluso nascervi più latte che vino. Questa è la valle dove passa Adda, la quale corre più che 40 miglia per la Magna.»
(Leonardo da Vinci, Codice Atlantico – C.A. 391 recto)
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