L’asta dei beni confiscati in dogana


Una delle curiosità (e informazioni più richieste) che viene spesso portata alla nostra attenzione è quella relativa alle aste delle dogane che in passato venivano organizzate per vendere, al pubblico incanto, la merce che veniva sequestrata alle dogane da quella che oggi si chiama Agenzia per le dogane e i monopoli. I più attenti avranno sicuramente notato che sono anni che, nelle modalità alle quali si era abituati in passato, non ne sono più state fatte.

Innanzi tutto va precisato che le dogane controllare dalle quali si traeva il materiale confiscato per l’asta erano e sono tuttora tre: Piattamala (Tirano), Foscagno (Livigno) e Castasegna (Valchiavenna).

Non sono cambiate le regole con cui si arrivava ad organizzare le aste, soprattutto non sono minimamente diminuiti i controlli o le modalità degli stessi. Tanto meno sono scesi i flussi dei veicoli che transitano dai valichi di frontiera.

Verrebbe da chiedersi allora se i cittadini sono diventati più ligi al dovere. Sicuramente qualcosa in questo senso non è più come 20 anni fa, non per un miglioramento generale della popolazione, ma per una maggiore conoscenze dei rischi a cui si va incontro. Ad esempio se si viene pizzicati a contrabbandare tabacchi.

Il motivo per cui non ci sono aste in realtà è più semplice di quello che si pensa. Semplicemente non si accumulano più nei magazzini statali le quantità di merci e prodotti necessarie, e per cui ha un senso, anche in termini di benefici costi/ricavi, organizzare le aste come eravamo abituati a vedere fino ad alcuni anni fa. Con eventi aperti al pubblico di massa in grandi spazi.

I sequestri avvengono ancora, ma in misura molto inferiore al passato perché la massa era causata da tentativi di contrabbando soprattutto di abbigliamento e materiale tecnologico come telefoni, smartphone, macchine fotografiche e videocamere. In misura minore, ma comunque con un impatto forte sui volumi di acquisto anche per sci e materiale per praticare gli sport invernali.

Articoli che oggi sono stati in pratica assorbiti dall’online che propone sconti che spesso superano quello del duty free. Di conseguenza le altre tipologie di merci, che da sempre erano minoritarie nelle aste, non sono più sufficienti a giustificare la vendita pubblica di beni (confiscati e/o abbandonati) al migliore offerente in spazi fisici aperti a tutti, di solito presso i locali dell’Ufficio delle Dogane.
Per esempio l’alcol, non essendo fascettato, viene dedicato ad aste ridotte rivolte a chi lo può trattare senza tale segno di riconoscimento.

Ovviamente negli ultimi 3 anni la pandemia ha per lunghi tratti ridotto se non azzerato per lungo tempo il traffico doganale e di conseguenza ridimensionato nei numeri le confische.
Infine va anche detto che la franchigia sugli acquisti in zona extra doganale ha raggiunto un livello per cui capita meno sovente che nei controlli risultino merci in eccedenza da confiscare.

Ciò non esclude che in futuro non vengano più organizzare aste.
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