18 Aprile 2024 07:05

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“Non è possibile” l’apertura del passo Forcola per le Olimpiadi

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traffico Valposchiavo LivignoLe parole del presidente del Governo grigionese Peter Peyer, espresse durante un dibattito pubblico alla Casa Torre di Poschiavo dopo una serie di visite e discussioni sulle questioni locali, non lasciano spazio a interpretazioni riguardo ai collegamenti stradali in vista delle Olimpiadi 2026.

Durante l’incontro con la cittadinanza, Peyer ha dichiarato che la possibilità di prevedere l’apertura invernale del passo della Forcola, come richiesto dall’Italia, è stata, è e sarà sempre impossibile. Nonostante la specifica richiesta, la risposta rimarrà negativa, anche se la rimozione della neve dalla strada non avrebbe alcun impatto sulle finanze cantonali svizzere, dato che Livigno avrebbe già offerto di coprire le spese con fondi propri per la pulizia dell’arteria durante il periodo delle gare olimpiche.

In Valposchiavo, del resto, da anni si sollevano proteste volte a limitare il traffico, in particolare quello pesante, diretto verso Livigno durante il periodo estivo di apertura della Forcola. Questo transito contrasta con la visione di una valle che punta su progetti turistici sostenibili. Il Comitato poschiavino Tivas (Traffico intelligente in valle per un ambiente sostenibile) è da sempre in prima linea e chiede alle istituzioni (Regione Bernina e Comune di Poschiavo) di non aprire il passo in inverno. Dall’altra parte, Livigno da tempo ambisce all’apertura permanente della Forcola, puntando anche su offerte commerciali.

L’eterna disputa sul traffico tra Valposchiavo e Livigno

Analogo discorso riguarda la strada dello passo Spluga, per cui il Canton Grigioni riguardo alla sua apertura per tutto l’anno o almeno per un periodo più lungo rispetto a quello attuale (da primavera a novembre) non ha mai dato segnali di apertura.

La strada costituisce, infatti, una parte del comprensorio sciistico di Splügen durante l’inverno, e non verrà aperta poiché non esistono alternative. L’apertura del passo potrebbe comportare un rischio economico per il comprensorio sciistico e per l’economia dell’intera regione, che dipende in gran parte dal turismo invernale

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