Mercoledì 08 dicembre 2021

La Valtellina: l’ultima speranza per il Duce nell’aprile 1945

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Già nel 1944, di fronte ormai alla sconfitta della dittatura nazifascista con l’avanzata delle truppe angloamericane, ecco che Mussolini con alcuni dei suoi uomini più fidati progetta il “Ridotto Alpino Repubblicano”, meglio conosciuto come il “Ridotto Valtellina”. La Valtellina rappresentava per Mussolini una terra strategica, essendo totalmente chiusa con un solo accesso sul Lago di Como era un luogo ideale per tentare un’ultima battaglia insieme al vicino esercito tedesco che aveva accesso dalla parte germanica dell’Alto Adige attraverso il Passo dello Stelvio.
Se Mussolini avesse raggiunto il ridotto della Valtellina
Verso sud la valle era completamente sbarrata dalle Alpi Orobie, verso nord invece la Svizzera rappresentava la salvezza in caso di sconfitta. Mussolini fece armare il forte di Fuentes, minare tutta la riva nord orientale del lago ed il Piano di Spagna, creare strutture di difesa nella strettoia di Ardenno, di Ponte in Valtellina e costruire il fossato anticarro di San Giacomo di Teglio. In caso di ingresso dei nemici dall’Aprica (unico punto di accesso del crinale orobico), aveva previsto linee di difesa a Grosio ed in Alta valle, con il riarmo del forte di Oga. Lo Stelvio appunto non rappresentava una minaccia perché difeso ed accessibile dalle truppe naziste che nell’Ottobre 1944 fecero lavori di fortificazione, così come era un’eventuale via di fuga verso la Germania in caso di problemi con la Svizzera, la Valtellina era dunque una fortezza per il Duce. Mussolini fece anche un ultimo atto, quello di riempire di esplosivo alcune delle dighe della Valtellina e della Valcamonica, in caso di attacco e di ritirata verso nord queste dovevano essere fatte saltare per inondare ed uccidere il nemico più a valle.
La Resistenza in Valtellina
Il sanatorio di Sondalo doveva essere un ricovero per i feriti ed inoltre tutte le linee in trincea costruite durante la prima guerra mondiale potevano tornare utili e vennero riarmate. Mise a disposizione quindi 2 miliardi di lire per realizzare tutto ciò già a fine del 1943. Nell’aprile 1945 è ormai tutto pronto, i primi 4000 uomini del Duce vengono inviati in valle con la promessa di arrivare ad oltre 30000. Il 25 Aprile, capita ormai la sua disfatta, abbandona Milano a bordo della sua auto con la scorta, una volta compreso che la Svizzera non lo avrebbe accettato provando l’ingresso da Menaggio, tenta di raggiungere il suo Ridotto ma viene fermato dai partigiani a Dongo, venne catturato e fucilato con 5 colpi di mitragliatrice a Mezzegra (oggi comune di Tremezzina) il 28 Aprile alle 16:30. Molte di queste opere da lui fatte costruire sono ancora visibili in Valtellina, nella seconda galleria dell’Aprica dopo il piano di Tresenda ad esempio, si trovano tre ingressi di una cannoniera, mentre a Teglio dei rifugi antiaerei datati 1944.
Marco Trezzi
La colonna tedesca della Flak che portò Mussolini si arrese a Morbegno
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