Andare in pensione diventa sempre più difficile, non solo per i limiti di età sempre più alti, ma anche per l’ammontare dell’assegno mensile.
Si torna a parlare di pensione e come ogni anno, il dibattito si infiamma tra chi sogna l’uscita anticipata e chi teme assegni troppo bassi. Le novità in arrivo mettono al centro redditi, contributi e TFR, stabilendo chi potrà davvero lasciare il lavoro prima dei 67 anni previsti attualmente.

Ecco quanto si dovrà guadagnare da adesso – valtellinamobile.it
La questione non è solo tecnica, riguarda la possibilità di pianificare il futuro senza rinunce e senza contare esclusivamente sul salario minimo. Le recenti e continue modifiche proposte dallo Stato mettono a dura prova i futuri pensionati, che si trovano costretti a correre ai ripari.
Ecco come andare in pensione senza perdere nulla
Le simulazioni più recenti indicano che solo chi ha redditi elevati e carriere continue può centrare la soglia minima richiesta per avere un assegno soddisfacente. Sotto i 1.350 euro netti al mese, la pensione anticipata resta fuori portata, mentre sopra i 1.650 euro si apre una finestra concreta.

Solo pochi potranno approfittare del TFR – valtellinamobile.it
Il cuore della novità riguarda l’allargamento della pensione anticipata contributiva anche a quei lavoratori che hanno iniziato i versamenti contributivi prima del 1996. Dal 2026 la platea potrebbe includere chi ha carriere avviate negli anni ’80 e ’90, aumentando il numero di beneficiari, ma con nuovi paletti economici.
Il prezzo dell’uscita anticipata resta però alto, il ricalcolo interamente contributivo costringe a superare soglie elevate, pari ad almeno tre volte l’assegno sociale. Chi supera i 1.650 euro netti mensili può sperare di rientrare nei limiti di legge, mentre per i redditi medi entra in gioco il TFR.
Questo viene trasformato in rendita vitalizia che verrà sommata alla pensione, per raggiungere in questo modo la quota minima di reddito necessaria all’uscita anticipata. Per i lavoratori con stipendi tra 1.350 e 1.650 euro, il TFR diventa quindi lo strumento chiave e senza di esso la soglia resta irraggiungibile.
L’operazione richiede almeno 25 anni di contributi, cinque in più rispetto all’opzione standard e un montante sufficiente a superare i 1.616 euro mensili. In sostanza, il TFR si trasforma da tesoretto di fine carriera, da investire magari per migliorare gli anni successivi, a ponte verso la pensione anticipata.
Chi invece ha redditi più alti, attorno ai 2.200 euro netti mensili, può uscire senza attingere al TFR, grazie a una carriera solida e continua. Per chi si colloca tra 1.900 e 2.000 euro netti, la rendita del TFR rimane necessaria per raggiungere la quota minima, incidendo meno sul totale.






