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3000 euro per le mamme, arriva l’aiuto più sostanzioso: come richiederli subito

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Il Bonus Mamme potrebbe finalmente essere esteso anche alle lavoratrici precarie: ecco chi può ottenerlo e come funziona.

Essere mamma e lavoratrice non è mai stato semplice. Tra famiglia, lavoro e spese sempre più alte, un sostegno economico può davvero fare la differenza. Ecco perché il Bonus Mamme, che garantisce fino a 3.000 euro annui, sta attirando sempre più attenzione. Fino a oggi, però, era riservato quasi esclusivamente a chi aveva un contratto a tempo indeterminato, escludendo molte donne precarie.

3000 euro per le mamme, arriva l’aiuto più sostanzioso: come richiederli subito – valtellinamobile.it

Ora le cose potrebbero cambiare. Dopo mesi di attese e battaglie sindacali, la Corte costituzionale si prepara a decidere se anche le mamme con contratti a termine potranno accedere a questo sostegno. Una svolta che riguarda migliaia di famiglie italiane.

Bonus Mamme: come funziona l’aiuto da 3.000 euro

Il Bonus Mamme consiste in un contributivo fino a 3.000 euro l’anno per le lavoratrici con almeno due figli. Significa che una parte dei contributi previdenziali viene alleggerita, con un risparmio diretto in busta paga. Ad oggi, la normativa prevede che possano beneficiarne soltanto le donne con contratto a tempo indeterminato. Escluse quindi tutte le mamme con contratti a termine e le lavoratrici domestiche, una distinzione che ha sollevato diverse polemiche per la sua natura discriminatoria.

Bonus Mamme: come funziona l’aiuto da 3.000 euro – valtellinamobile.it

Il Tribunale di Milano ha sollevato la questione davanti alla Corte costituzionale, evidenziando come l’attuale norma possa violare il principio di uguaglianza e quello europeo di non discriminazione nei confronti delle lavoratrici precarie. In molti casi, altri tribunali hanno già dato ragione alle ricorrenti: a Lodi, ad esempio, una docente madre di due figli con contratto a termine ha ottenuto l’estensione del bonus, nonostante la legge nazionale lo negasse. La decisione della Consulta potrebbe quindi uniformare la situazione, aprendo le porte a un aiuto più equo per tutte.

Chi si trova in una situazione di lavoro precario non deve aspettare passivamente la decisione definitiva è già possibile avviare un ricorso. Il sindacato Anief ha predisposto le procedure per interrompere i termini di prescrizione e permettere alle lavoratrici interessate di rivendicare fino a 3.000 euro annui di risarcimento contributivo.

Basta aderire al ricorso tramite i canali ufficiali di Anief, fornendo la documentazione relativa al proprio contratto e alla condizione familiare. Una scelta che può rivelarsi decisiva per non perdere l’occasione, visto che lo Stato dovrà reperire fondi già nel 2024 e 2025 per garantire l’estensione della misura.

Se confermata dalla Corte costituzionale, questa misura rappresenterebbe un passo avanti fondamentale per il riconoscimento dei diritti delle mamme lavoratrici, senza distinzioni tra contratti stabili e precari. Parliamo di un sostegno reale che può alleggerire le spese di una famiglia e dare più respiro alle madri che ogni giorno affrontano sfide doppie.

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