19 Luglio 2024 23:22

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Enpa chiede di rimandare l’abbattimento di 80 cervi

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Il 9 giugno 2023 è stato approvato Piano di controllo del Cervo nel Comprensorio Alpino Settore Arcoglio con relative disposizioni per il controllo del Cervo, comparso sull’albo pretorio del sito della Provincia di Sondrio nei giorni successivi.

Il piano di abbattimento dei cervi, di marzo del 2023, è una proposta che “scaturisce dai problemi che la specie causa alle attività antropiche e che, ad ora, non si è riusciti a risolvere mediante la gestione faunistico venatoria ordinaria”. Nella pratica, si lamentano i danni del cervo al settore agricolo, – anche per diminuire l’importo degli indennizzi richiesti – benché dal 2019 sono già ridotti a meno di metà: da 136.767,81 a 54.294,64. Si aggiunge, inoltre, come indicato nel piano stesso, che “la Provincia di Sondrio” mantiene le deleghe in materia di gestione faunistica della regione Lombardia”.

Non si è qui a contestare la necessità di un eventuale abbattimento, già giunto all’approvazione finale e consistente in 80 capi di cervo nel solo anno in corso, ma le modalità e i tempi: si spara di notte, nelle vigne, con visori notturni per abbattere mamme e piccoli. Nella pratica, aperta ora questa mattanza, verranno uccise nella stragrande maggioranza dei casi solo le mamme: i loro cuccioli sono ancora troppo piccoli per seguirle in giro per i prati, quindi se ne staranno rintanati ad aspettare di essere allattati, urlando per chiamare chi non tornerà più. E moriranno di fame, di sete, di freddo.

Si chiede con forza di rimandare di almeno 2 o 3 settimane, finché i piccoli saranno in grado di seguire le madri ed essere almeno abbattuti con loro.

Il punto 3 della determina, esplicita che “il Corpo di Polizia Provinciale potrà effettuare eventuali modifiche agli aspetti pratici ed operativi di tali operazioni”: tiene dunque aperto un canale di modifiche e, viene da dire, di buon senso e di etica, che sembra proprio la grande assente.

Inoltre nell’articolo 19 legge 157/1992 si prevede che, in primo luogo, vengano messi in atto metodi di controllo “non invasivi/ecologici” di cui non si fa menzione nei documenti e di cui non si ha evidenza sul campo: come mai?

Infine, non si affronta qui un altro aspetto importante, che è quello della gittata delle armi impiegate, che certo non invoglia a uscire e fare due passi nelle calde sere estive.

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