Giovedì 19 maggio 2022

Un angolo spettacolare, ma poco conosciuto di Lanzada

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Non lo conosce quasi nessuno, ma è un angolo spettacolare di Lanzada.
Stiamo parlando di una cascata con una pozza d’acqua naturale sul torrente Lanterna in località Le Prese, in prossimità della miniera attiva Brusada Ponticelli.

Lanzada è il comune più esteso della Valmalenco ed è il paese con il territorio più importante a livello di cime che dividono Italia e Svizzera tra cui il pizzo Bernina. Infatti è l’unico comune lombardo la cui altitudine massima supera i 4.000 metri sul livello del mare.

Si trova a 983 m allo sbocco della Val Lanterna e conta 1.300 abitanti, mentre il santo patrono è San Giovanni Battista.

Lanzada è nota per la sua attività mineraria che ha permeato nei secoli passati la cultura della comunità locale. Oggi l’Ecomuseo Minerario della Bagnada permette di conoscere le diverse tipologie di attività estrattive della Valmalenco: pietra ollare, serpentino, amianto e talco. Proprio di talco è la miniera che si scopre facendo una visita guidata e di cui effetti speciali, filmati ma sopratutto i racconti delle guide permetteranno di fare e un vero e proprio tuffo nel passato.

Lanzada è conosciuta anche per la presenza di due invasi artificiali. La diga di Campo Moro ha una capacità di 10 milioni di metri cubi d’acqua, che vengono convogliati, tramite una galleria di 8 km, alla centrale di Lanzada, con un salto di 900 metri. Il secondo invaso è quello di Gera. La sua muratura, eretta con 1.800.000 metri cubi di calcestruzzo, ha un’altezza di 110 metri e può contenere 65 milioni di metri cubi d’acqua.

Non è chiara l’origine del nome di Lanzada: lo si accosta ad un veneto “Lanzade”, facendo derivare entrambi dal latino “lanceatus”, cioè “appuntito”, aguzzo, in riferimento ad un elemento geografico appartenente al luogo.

Lo sviluppo del paese risale all’epoca medievale, quando le popolazioni sondriesi iniziarono a stabilirsi permanentemente, dando così origine ai primi centri abitati. Il nucleo più antico del comune è la contrada di Vetto, citata in documenti trecenteschi. Nel corso dei secoli il paese si sviluppò in cinque contrade: Tornadri, Vetto, Ganda, San Giovanni Battista e Moizi.

Nei secoli passati il paese non era solo la contrada, ma anche il maggengo (primavera e autunno) e l’alpeggio (estate), poiché la necessità di sfruttare al momento giusto le scarse risorse del territorio hanno imposto la transumanza.

Durante il lungo periodo della dominazione dei Grigioni l’economia beneficiò dei commerci e dei traffici agevolati dal governo retico, che i lanzadesi potevano facilmente raggiungere attraverso la strada cavallera del Muretto, i valichi d’Ur e di Canciano che immettevano direttamente nella Val Poschiavo. Nonostante questo nel corso dei secoli molti emigrarono come commercianti e artigiani contribuendo ad accrescere la ricchezza nel paese e l’apertura mentale, tipica di chi è in continuo contatto con gente di cultura, lingua e mentalità diverse.

Il mestiere tipico di Lanzada fu infatti, sin da epoche remote, quello del magnano, ossia dello stagnino, artigiano ambulante che aggiusta pentole, utensili di rame e altri attrezzi da cucina. All’occorrenza egli diventava anche cerchiatore di laveggi, i tipici contenitori in pietra ollare della Valmalenco. Mestiere oggi scomparso, quello del magnano o magnàn fu prerogativa degli abitanti di Lanzada. Infatti nei paesi vicini i Lanzadesi sono indicati con l’appellativo di magnàn, con riferimento sia alle persone che al paese.

Cosa fare Lanzada

Museo minerario e mineralogico della Bagnada

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