Quanto vale oggi la zona franca per Livigno?

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livigno prezzo benzina Avremmo potuto intitolare questo articolo con “al mio 3 partite con i commenti: 3, 2, 1…”. Terreno minato se ne esiste uno in Valtellina, e quindi proprio per questo interessante, è la zona franca di Livigno. Cercando però di evitare dietrologie, ma provando a ragionare.
I prodotti convenienti a Livigno
Se da un lato è evidente che oggi Livigno potrebbe camminare con le proprie gambe anche senza il Duty Free, dall’altro si deve considerare le conseguenze se, per qualche motivo, lo Stato italiano dovesse decidere che la legge n. 516 del 17 luglio 1910 e successive regolamentazioni (ultima nel 1973) non dovesse continuare.
Gli svantaggi sarebbero nei maggiori costi che le imprese turistiche livignasche andrebbero a sopportare nelle loro aziende per molti prodotti e servizi, con quindi un probabile aumento delle tariffe richieste ai clienti. Ma su questo punto si deve osservare che la maggior parte del turismo invernale, che è la grande parte del fatturato locale, arriva da turisti stranieri (in particolare dell’Est) che arriva a prezzo fisso in particolare attraverso tour operator e quindi difficile che i listini possano essere toccati in questo senso. In sintesi i prezzi potrebbero variare per i clienti italiani. Ma si può obiettare che i turisti nostrani che vanno in vacanza a Livigno la scelgono per caratteristiche e servizi offerti non tanto per il rapporto qualità/prezzo. E comunque stiamo parlando di IVA e accise che le imprese risparmiano nel paese. Quando la maggior parte dei costi aziendali sono, anche nel Piccolo Tibet, sempre quelle del personale. Quindi gli aumenti in percentuale potrebbero essere minimi.
Stesso discorso per la ristorazione e per le aziende di servizi.
La zona franca di Livigno dal 1538 ad oggi
zona franca livigno valtellina Certo senza zona franca niente pompe di benzina e posti di lavoro annessi. Quelli si perderebbero senza colpo ferire. Riguardo allo shopping ci sarebbe senza alcun dubbio un ridimensionamento, anche se i vantaggi oggi sono più che altro riservati nell’alta gamma dei prodotti che si trovano a Livigno e nella grossa offerta (e nelle sua concentrazione in pochi metri come negozi). Le ripercussioni della fine della zona franca sarebbero in termini occupazionali. Perché non ci sono dubbi che il personale che lavora nel Piccolo Tibet arriva spesso dalla Valtellina, anche se oggi molto meno dato che sono molto più richiesti, basta dare un occhio alle ricerche in rete, lavoratori che sappiano le lingue dell’Est Europa.
Per quanto riguarda gli impianti di risalita si può fare lo stesso discorso delle imprese di servizi, anche se in questo caso i costi energetici sono molto più impattanti nei bilanci e il risparmio assicurato dalla extraterritorialità probabilmente verrebbero scaricati nei biglietti.
Il discorso è complesso. Livigno costa tanto traffico alla Valtellina (e alla Valposchiavo in estate) e restituisce certamente qualcosa alla provincia di Sondrio in termini di lavoro e commesse. Tutto sta nello stabilire (ed è chiaramente soggettivo) se la somma che torna agli altri territori è sufficiente.
Non si può negare inoltre che le località turistiche confinanti in Alta Valtellina ne soffrano in termini concorrenziali. Anche se non si può nemmeno negare che la strada del passo Foscagno vede uno scambio anche verso Bormio e valli di turisti alla ricerca di beni e servizi che non trova a Livigno. Basti pensare alla terme. Ovviamente senza zona franca sul Foscagno da Bormio a far benzina non salirebbe più nessuno.
Molti di coloro che criticano la zona franca hanno passato anni a fare ore in auto per comprare zucchero e sigarette e fare il pieno tutti i weekend, anche in Valtellina. Inutile negarlo… Nello stesso tempo pensare che oggi Livigno sia ancora quella della tanica di benzina da riempire per il ritorno è sbagliato e ha poco senso.
Che dà fastidio ad alcuni lettori, e i social in questo senso non perdonano, è leggere di finanziamenti dello Stato per opere (olimpiche e non) che vanno a beneficio di un paese che, forse, non ne avrebbe bisogno.
Per chiudere però, si deve anche dire una cosa. Non solo i livignaschi sono dei lavoratori inesauribili, e qui molti potrebbero obiettare che lo sarebbero tutti con certe motivazioni e gratificazioni economiche. Sono anche probabilmente il paese con il più alto tasso di investimenti (e di indebitamento) dell’intera Italia. Non è tutto oro quello che luccica, soprattutto in tempi di pandemia, quando la liquidità non consente la copertura degli ammortamenti prefissati.


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