Un viaggio nella storia della Grande Guerra al Sasso Rotondo

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Il Sasso Rotondo, un’enorme roccione a picco sulla media Val Zebrù, a sud della cresta principale spartiacque, divide la Val di Campo dall’alta Val Zebrù. L’unica relazione a riguardo risale ancora agli anni ‘60 da parte del buon vecchio Buscaini, che nella guida Ortles/Cevedale così scrive di questa cima.
Sasso Rotondo, 3114 m: elevato spallone roccioso, si trova al termine della cresta accidentata che dai pressi del Passo dei Camosci si prolunga verso S e domina la testata della Val Zebrù. La sua parete S è stata percorsa in salita e discesa da Angelo e Carla Calegari con Virgilio Fiorelli, il 12 Agosto 1940. Su una cengia, poco sotto la vetta, trovarono una baracca della Grande Guerra. Si arriva all’attacco della parete S dal rifugio V° Alpini attraverso il Passo dei Volontari, e si attacca dal versante E della cresta SE. La via si può dividere in tre parti: la prima, pericolosa per le rocce friabili, dall’attacco, 2961 m, a un grande terrazzo sotto la parete S; la seconda lungo i camini della parete S, di roccia più solida e con passaggi difficili, fino alla larga cengia con baracca; la terza da questa all’esile cima. La cordata Calegari-Fiorelli esplorò in quell’occasione un tratto della cresta N, di rocce in sfacelo, ritornando in vetta.”
Il vero viaggio però è nella storia, perché tutta la zona sottostante la cima è costellata di reperti della guerra. Incredibile che fossero anche qui i nostri Alpini, veramente incredibile.
Marco Trezzi


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