Venerdì 03 dicembre 2021

Lupi in Valfontana, la posizione di Enalcaccia

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In merito all’attacco di un lupo ad un gregge di pecore avvenuto recentemente in Valfontana vogliamo chiarire alcuni aspetti.
I aspetto: il dilagare di studi. E’ ormai da molti anni che assistiamo, impotenti, al dilagare di progetti che mirano all’introduzione di animali selvatici nell’Arco Alpino promossi da uno stuolo di persone che assurgono a ritenersi strenui paladini a difesa della natura e che riescono ad arrivare molto in alto. Progetti, studi, indagini, consulenze che sono lautamente finanziati dalla Comunità Europea (quindi con i nostri soldi), sulla spinta di presunte emotive vocazioni ambientaliste.
Un aspetto però viene volutamente messo in secondo piano, poco noto, sconosciuto e volutamente sottaciuto del quale, invece, bisognerebbe cominciare a parlarne. Quanti sono e quanto costano questi studi? Quali sono i concreti benefici prodotti sul territorio? Chi sono destinatari e quanto percepiscono? Progetto “orso”, progetto “lupo”, progetto “lince”, progetto “rapaci sarcofagi”. Non ci stupirebbe più di tanto se comparisse anche un “progetto yeti”, tanto c’è da lavorare, ce né per tutti.
Ora, purtroppo “le mucche sono scappate dalla stalla”.

Sia però ben chiaro che questa Associazione non è per principio contraria all’esistenza dei grandi predatori sul territorio, anzi, questi fanno parte del ciclo naturale e della natura stessa. Siamo invece convintamente contrari a che, per interessi di parte, si vogliano forzatamente introdurre animali selvatici solo per giustificare che si sono spesi una montagna di quattrini pubblici investiti in studi, ricerche, analisi e consulenze. Il tutto a discapito di investimenti sul territorio, come il nostro, tanto bello ma estremamente fragile e vulnerabile e che tanto avrebbe bisogno di interventi concreti, a difesa dell’agricoltura e dei piccoli allevatori di montagna.
II aspetto: l’assenza di una specifica legislazione di controllo sui “grandi carnivori”:
Qui si tocca un tasto dolente che discende da un vuoto legislativo. Se, come pare, questi animali selvatici dovessero proliferare ed essere fuori controllo, cosa succederebbe? Questa Associazione è, e rimane, assolutamente contraria al “fai da te”. Occorre che i politici siano scentemente promotori di una normativa che colmi questo vuoto, ora improcastinabile. Perché non copiare da stati progrediti a noi confinanti come ad esempio la Confederazione Elvetica?
III aspetto: le competenze dei rapporti con i mass media nelle Istituzione pubbliche:
Purtroppo non è la prima volta che il cittadino assiste a queste reiterate pubbliche dichiarazioni che solo il legale rappresentante di un’istituzione è titolato a rilasciare. In assenza di una presa di posizione netta, il legale rappresentante della Provincia di Sondrio risulterebbe consenziente. E’ mai possibile?
E poi, per finire, come mai un tecnico faunistico tiene fermo un consiglio provinciale, tantissimi Sindaci ed organismi associativi come per il piano faunistico? Non è giunto il momento di cambiare?
Fonte: Enalcaccia
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