Il Soccorso alpino si esercita sul Ghiacciaio dei Forni

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Proseguono le attività del Soccorso alpino bresciano, anche oltre i confini della provincia: nei giorni scorsi, i tecnici della V Bresciana del Cnsas – Corpo nazionale Soccorso alpino e speleologico, si sono spostati sul ghiacciaio dei Forni, sopra Santa Caterina Valfurva, in provincia di Sondrio, per sperimentare un nuovo tipo di situazione.
Si tratta di un intervento di soccorso organizzato su ghiacciaio, effettuato in modo autonomo dalle squadre di terra, che di solito impegna l’elisoccorso, in collaborazione con i tecnici presenti sul territorio. I soccorritori vengono portati sul posto mentre l’équipe di elisoccorso sta operando, ogni volta che le condizioni meteorologiche lo consentono. Quando però non è possibile intervenire con l’elicottero, la squadra territoriale assume un ruolo determinante. Il soccorso in crepaccio, infatti, anche se non è molto frequente, presuppone la conoscenza di tecniche e attrezzature specifiche.
Durante l’esercitazione sul ghiacciaio dei Forni, i tecnici bresciani, una ventina in tutto, hanno sperimentato il trasporto del “cavalletto Cevedale”, un tipo di attrezzatura che permette di eliminare gli attriti delle corde sul bordo del crepaccio, consentendo a più operatori di intervenire sulla persona infortunata, anche dal punto di vista sanitario. Il trasporto fino al ghiacciaio è avvenuto dopo avere diviso il dispositivo in più parti, per rendere più agevole lo spostamento. La prima parte della giornata era dedicata alla formazione sul montaggio e sull’utilizzo corretto dello strumento, poi si è passati alle manovre sul figurante, all’interno del crepaccio.
A fare da supervisore, coordinando il lavoro degli altri istruttori, era presente Maurizio Zappa, istruttore nazionale che, oltre ad avere una notevole esperienza nel settore, ha collaborato di persona alla realizzazione di questa attrezzatura specifica. Fondamentale anche il supporto dell’istruttore sanitario del Cnsas, che ha illustrato l’impiego di un presidio studiato per proteggere il rachide del paziente, soprattutto in ambienti confinati. Grande la partecipazione da parte di tutti i tecnici, OSA (operatori di soccorso alpino) e TeSA (tecnici di soccorso alpino), nelle varie fasi dell’aggiornamento.


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