Giovedì 09 dicembre 2021

Eclissi d’uomo nel centeneraio d’inizio della Grande Guerra

Condividi

«La guerra è spaventosa e proprio per questo dovremo amarla con tutto il nostro cuore di maschi». Prende spunto da Amiamo la guerra di Giovanni Papini l’inizio dello spettacolo Eclissi d’uomo, la cui prima si è tenuta lunedì sera alla sala congressi del centro direzionale di Aprica (replicata in seguito a Valdidentro e a Chiesa). La guerra – in occasione del centenario d’inizio della prima Guerra Mondiale – è la protagonista di questo originale ed ambizioso (forse un tantino pretenzioso?) progetto tutto valtellinese. Sul palco un amalgama di generi e di massime espressioni nostrane: l’attore Stefano Scherini, la cantante Consuelo Orsingher, il chitarrista Luca Trabucchi e il violinista Elia Senese, oltre a Giuliano Di Giuseppe al pianoforte e Pierluigi Ruggiero al violoncello. La ricostruzione di quegli anni terribili, dall’assassinio dell’arciduca d’Austria e della moglie fino alla scoppio della guerra, dalle varie fasi della stessa all’armistizio che ne sancisce la fine, viene raccontata in un’alternanza ben armonizzata di musica e canto, fra cui brani dello stesso Di Giuseppe, ma anche di Elgar, Stravinsky, Debussy, Ravel e Schönberg; di filmati in bianco e nero, quadri, ritagli di giornale, parodie di guerra; recitazione con testi tratti principalmente da Un anno sull’altipiano di Emilio Lussu, ma anche lettere private di fanti italiani o di una madre e un padre, da Niente di nuovo sul fronte occidentale di Remarque e testi da Giornale di guerra e di prigionia di Carlo Emilio Gadda.
Lo spettacolo, prodotto dall’associazione Musica Viva e che ha richiesto un lungo lavoro, propone in undici quadri il percorso di maturazione etica e umana del protagonista, un giovane di neanche vent’anni catapultato nella dimensione bellica, il quale inizialmente appoggia la violenza («la voglia di creare verrà inorgoglita dalla guerra…», dice) e che vive con l’animo ottimista e ingenuo di chi vuole vedere solo «il rosso di tramonti infuocati», ma poi si ritrova a gestire una «vita orizzontale» nel «baracchino» dove ripararsi da pioggia e fucilate e dove «per non morire nevrastenico» si dà all’apatia. Le convinzioni si incrinano di fronte alla battaglia e solo il profumo del caffè, atto quotidiano di una vita non in trincea, ridà luce e consapevolezza all’uomo che è rimasto offuscato (Eclissi d’uomo è per l’appunto il titolo) in guerra e si rende conto che il fucile che punta non è soltanto contro un nemico austriaco, bensì contro un uomo come lui. Bravissimi i quattro musicisti e ottima Orsingher, che rompono l’invisibile barriera fra le due arti – musica e recitazione – offrendo zaino e giacca all’attore soldato, puntando gli archetti come fucili. Efficace Scherini, che tiene bene la scena e ne conduce con sicurezza l’evoluzione: particolarmente riuscita la parte del dialogo fra il soldato e un generale interpretato da un burattino, in omaggio alla formazione teatrale dell’attore valtellinese, il quale dimostra padronanza nel proporre al pubblico nelle lingue originali Dulce et decorum est di Wilfred Owen e il calligramma La colombe poignardée et le jet d’eau di Guillaume Apollinaire. Un buon lavoro (la drammaturgia è di Giovanna Scardoni che, insieme a Scherini, fa parte della compagnia Mitmacher), applaudito calorosamente dal pubblico.
Fonte: Ufficio stampa Comune di Aprica

 

Lascia un commento

*

Ultime notizie