Venerdì 20 maggio 2022

L’inizio dello splendore di Livigno

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Il lago artificiale di Livigno è indubbiamente una delle tante perle di questa vallata, da pochi anni a questa parte è possibile navigarlo. L’altipiano su cui sorge Livigno (1816 metri), per la sua particolare conformazione risulta essere il più alto d’Europa, secondo al Mondo dopo Città del Messico (2250 m), neanche la vicina Engadina è così elevata, infatti tutti gli abitati (a parte Maloja, 1815 metri, punto più elevato dell’Engadina dove scollina l’omonimo passo) si trovano sotto i 1800 metri di altitudine. Sicuramente dotato di una natura di grande impatto, a cavallo tra il parco dello Stelvio e quello Svizzero delle “Dolomiti Engadinesi”, non è certo dotata di montagne imponenti e maestose, nonostante ciò la maggioranza dei turisti provenienti dal nord Europa preferisce sempre il “piccolo Tibet” all’Engadina in tutte le stagioni.
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Come dargli torto, per molti aspetti Livigno è decisamente più allettante e preferibile di S. Moritz e limitrofi, ai livignaschi va sicuramente riconosciuta la grande intelligenza di aver saputo mantenere e sfruttare il loro territorio in modo ineccepibile, cosa che in Engadina non è avvenuta a mio parere. Molti erroneamente pensano che la ricchezza dei livignaschi derivi dalla tanto contestata “zona franca”; in realtà questo lago è stato la loro ricchezza. La diga che sbarra le sue acque si trova in territorio svizzero, proprio questi ultimi hanno pagato a peso d’oro questo sfruttamento e i loro terreni. Fino agli anni ’50 i livignaschi erano semplici pastori, nessuno conosceva queste zone turisticamente parlando. Dopo aver intascato milioni di franchi svizzeri si rimboccarono le maniche, creando il paese quasi da zero, la zona franca è stata un aiuto per questa vallata per diventare una potenza turistica, commerciale ed economica che non ha eguali sulle Alpi. Ho voluto raccontare questa cosa, di cui molti sono all’oscuro, perché a Livigno è iniziato tutto da quando queste acque invasero la valle. Se lo avessero saputo i loro vicini dell’Engadina col cavolo che facevano la diga, stavano senza corrente piuttosto.
Marco Trezzi

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