Venerdì 20 maggio 2022

Coprire i ghiacciai non significa salvarli

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Avete sentito parlare della start up “Glac Up”? È composta da quattro ragazzi bresciani che si è proposta di “custodire” (parola enorme) alcuni ghiacciai dal loro lento ma inesorabile ritiro. Sul loro sito effettivamente viene tutto ben descritto il loro progetto, a cui è stata data visibilità anche su testate nazionali e radiofoniche. Già nelle scorse settimane volevo scrivere due parole a riguardo, quando li ho anche visti in tv, ma riflettendoci la cosa mi sembrava talmente “campata in aria” che non ho neanche voluto approfondire. È di oggi la presa di posizione da parte di enti scientifici di alto livello e di associazioni ambientaliste (come MW di cui faccio parte), che ne “smonta” pezzo per pezzo l’utilità in modo chiaro e pacato. È certamente lodevole che dei ragazzi poco più che ventenni provino a trovare strategie per la salvaguardia delle nostre montagne, ma la strada intrapresa è totalmente sbagliata ed anche anti scientifica, oltre che, in qualche modo, aiuta chi la montagna la sfrutta per interessi economici, l’esempio del Presena è lampante. L’idea delle coperture geotessili (anche questa grande parola), è nata decenni orsono, mi viene in mente quando in Svizzera si voleva provare a salvare l’attrazione turistica sul Ghiacciaio del Rodano, al Passo della Furka, qui rappresentata in foto in tutta la sua sofferenza. Anni ed anni di ritiro della fronte che prima toccava quasi la strada nei pressi dell’Albergo Belvedere, li ha costretti a trovare una strategia per salvare il loro business, perché di questo si tratta, di denaro. Quel percorso scavato nei ghiacci, di cui gli svizzeri vanno fieri, è una vera miniera d’oro nel periodo estivo, o almeno lo è stata finché è durata, perché ora effettivamente si è molto ridimensionato rispetto all’epoca in cui era nato, anche se ancora aperto e spostato più volte. Hanno anche modificato il ghiacciaio, che è un elemento naturale che ha degli equilibri che vanno rispettati, perché si allacciano in qualche modo a quello che li circonda, pensare di salvare solo una parte a discapito dell’altra è anche in qualche modo fonte di rottura di equilibri naturali importanti. Non lo so, ma a me questa idea di coprire i ghiacci con dei teli la vedo come un grande inganno, è come cercare di fermare un treno in corsa con dei proiettili a pallini. Una delle grandi invenzioni del nostro tempo è la tecnologia data dalla scienza, in un secolo ci siamo costruiti un mondo che non era mai esistito nei millenni precedenti, ma questa tecnologia si sta anche rivelando un’arma a doppio taglio, e sono sicuro che quest’arma ci farà molto male tanto come ci ha fatto del bene. La vera strategia se si vuole “ritardare” la fusione di un ghiacciaio, è quella di cambiare i nostri stili di vita, di fare delle rinunce, di modificare quel benessere che tanto abbiamo bramato ma che ci sta portando alla rovina.

L’industria, le automobili, le moto, i riscaldamenti, la deforestazione, la cementificazione, sono solo esempi di tutto quello che abbiamo costruito e che in qualche modo sta rovinando il Pianeta che ci ospita, rendendolo meno adatto quindi alla vita dell’uomo; perché ricordiamoci sempre che il problema sarà la sopravvivenza dalla razza umana, non certo quella della Terra. La vera strategia sta semplicemente nel limitare l’uso massiccio della tecnologia, applicandola dove serve per migliorarci, non tanto usare la tecnologia per “correggere” il Pianeta, è una credenza sbagliata, perché ripeto, siamo talmente insignificanti che sarebbe come sparare pallini ad un treno sperando che si fermi. Va fatto giustamente notare anche che, questi teli geotessili, non sono certo ecologici, e su un ghiacciaio gli effetti sulle acque di fusione che scendono a valle possono avere controindicazioni, dato che contengono al loro interno diverse fibre in qualche modo tossiche per l’ambiente, come plastica, perché non sono impermeabili per magia. Diciamolo francamente, queste sono strategie atte a mantenere vive, ad esempio, le società sciistiche che hanno ghiacciai sui loro comprensori, gli facciamo in qualche modo un favore garantendogli qualche anno in più di guadagni economici, perché per il resto stiamo solo perdendo tempo con dei palliativi che hanno più contro che pro. Con tutto il rispetto per questi ragazzi, mi allaccio al messaggio delle principali associazioni glaciologiche, nel dire che questa strategia non può essere in alcun modo funzionale, nè di aiuto al ghiacciaio od a noi stessi. I ghiacciai sono già morti anche se non lo vogliamo ammettere, o meglio, non vogliamo vederne il problema, come giustamente il noto film del momento “Don’t Look Up” ci mostra bene ed in maniera impeccabile avendolo visto; entro la fine del secolo giganti come i Forni avranno solo qualche lingua verso i 3500 metri, nulla di più, figurarsi gli altri. Lì vorrò anche vedere senza quell’acqua, le nostre centrali idroelettriche che fine faranno, perché tra i tanti problemi che avremo arriverà anche la mancanza di energia elettrica, per la quale in qualche modo i ghiacciai ci aiutano e non poco. Piuttosto spero nascono Start Up per diffondere la vera cultura della montagna, che insegnino a viverla nel modo corretto ed a rispettarla, start up che facciano capire alla gente, ad esempio, il grave danno che lo sci alpino con le sue mega ski aree sta portando alle Alpi, quelle sarebbero start up funzionali con uno scopo vero: quello di aiutare noi stessi a ridurre finalmente il nostro impatto sul pianeta, non quello di usare la scienza (in malo modo) per cercare di salvarci la pelle, perché come dice qualcuno, il denaro non potremo mangiarlo. Temo solamente che, e ci metto dentro anche me stesso, non sarà facile e per nulla scontato questo passaggio, perché non siamo più abituati a rinunciare, vogliamo avere sempre di più e soprattutto poter sempre fare ciò che vogliamo, è la società del consumismo e della tecnologia che ci ha portato a questo, questo sarà il vero problema da risolvere: cambiare la mente umana.
Marco Trezzi
Foto in apertura Matthias Huss (ghiacciaio Rodano)
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