Quando Austria e Italia volevano collegare Milano e Monaco di Baviera

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A inizio ‘900 impero austriaco e regno d’Italia avevano ambizioni, come quella di collegare Milano con Monaco di Baviera (due centri industriali di eccellenza), e quindi tutto il resto d’Europa, nel minor tragitto possibile. Per farlo c’era solo una via che avrebbe ridotto le distanze: passare sotto lo Stelvio e valicare Resia. Era il 31 dicembre 1909 quando venne approvato il progetto definitivo per la ferrovia tra Malles Venosta (ancora attuale capolinea) e Landeck, nella valle dell’Inn. Il progetto del 1907 di Von Chabert, già progettista della ferrovia Venosta, aveva creato il percorso di 87 chilometri con pendenze massime di 25 mm/m, per vincere le rampe da Malles a Resia, così come da Pfunds a Resia.
Un secolo di progetti per la ferrovia da Tirano a Bormio
Si possono vedere dalle carte le gallerie elicoidali e gli ampi tornanti che i treni avrebbero dovuto percorrere per giungere a quota 1507 metri, punto più alto della Ferrovia Monaco-Milano. Proprio come se ne parla oggi, il suo progetto prevedeva anche di arrivare a Scuol, capolinea della bassa Engadina. Con l’Italia si era già in accordi per portare la ferrovia a Bormio e traforare lo Stelvio. I tempi si fecero lunghi e con le scoppio della guerra, le cose si fecero difficili. Nell’aprile del 1918, quando ancora non si vedeva la fine del conflitto, l’Austria autorizzò in fretta e furia la costruzione della linea del Resia per scopi militari, per portare munizioni e tutto il necessario verso il confine sulle montagne dell’Ortles e di Merano. Il progetto venne leggermente rimaneggiato dall’ingegner Örley, che portò la pendenza a 29 mm/m eliminando alcuni ponti e gallerie paravalanghe per velocizzare i tempi. I lavori iniziarono sia a Landeck che a Malles con l’aiuto di prigionieri russi, ma si interruppero ovviamente in autunno, quando l’Austria uscì sconfitta e il suo impero sull’orlo della disfatta. Per un anno il Sud Tirolo fu terra di nessuno, i rapporti rimasero tesi tra la neonata Repubblica d’Austria che ancora oggi conosciamo e la nostra Italia, ancora sotto la monarchia. Quando l’Italia volle far valere il trattato di Saint Germain e riconobbe l’Alto Adige come suo territorio, i rapporti si distrussero completamente. La linea Venosta passò sotto il controllo delle ferrovie italiane e il governo, come “riparazione” dei danni di guerra, impose all’Austria di terminare a sue spese tutta la linea fino a Landeck, con un minimo aiuto economico italiano se fosse stato necessario. Naturalmente a Vienna erano furenti e non accettarono quest’obbligo, non vi erano più i presupposti per una reciproca convivenza e reciproci interessi, a quel punto tutta la ferrovia Monaco-Milano venne messa per sempre nel cassetto.
Marco Trezzi


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