Domenica 05 dicembre 2021

Avvistamenti notturni: il Cervo Nobile, il più grande erbivoro selvatico sulle Alpi

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La scorsa notte alle 3:20 mi sono svegliato, avevo sete, in cucina mentre sorseggio lo sguardo va come sempre fuori dalla vetrata, mi accorgo che sta nevicando debolmente, i prati sono di nuovo bianchi. Mezzo addormentato però noto alcune macchie scure, una si muove, la cosa mi ha incuriosisce e mi avvicino al vetro per vedere meglio. Mi scuso per la qualità insulsa della foto, oltretutto in questa si vede bene solo uno (altri sono arrivati dopo), ma non sono riuscito a fare di meglio. Ho tentato di uscire in terrazza col cavalletto ma appena ho aperto la finestra e ho avuto uno shock termico non da poco e sono rientrato, mi sono svegliato alla grande.
Santa Caterina Valfurva in piena veste invernale
Almeno 20 cervi, tra maschi e femmine, si cibavano dai prati che sovrastano la piccola frazione di San Gottardo in Valfurva, sarò rimasto lì a guardarli almeno 10 minuti, ad un certo punto è comparsa anche una grande volpe, che stava lì a mangiare insieme ai cervi sotto la neve, spettacolo fantastico della natura. Il Cervo Nobile, in questo caso la sottospecie Elaphus, è il più grande erbivoro selvatico presente sulle Alpi, è un animale che è molto attivo nelle ore notturne, dove si fanno vedere più facilmente in fondovalle, solo qui nel Parco Nazionale dello Stelvio si stima ce ne siano più di 10mila, che coprono il 44% della superficie del Parco; in inverno si stima che sui versanti solivi senza neve si raggiungano 25 capi per chilometro quadrato, una concentrazione elevatissima. Il cervo in realtà, all’inizio del secolo scorso era praticamente estinto in tutta Italia, a causa del consumo del suolo, della deforestazione e della caccia. Fino al 1960 il cervo era presente solo nel Parco Nazionale dello Stelvio, almeno a livello alpino, poi una massiva campagna di reintroduzione e ripopolamento ha permesso oggi di farlo tornare a coprire tutto il territorio delle Alpi e non solo. Perché in Italia era rimasto solo nella zona dello Stelvio, protetta dal 1935 in avanti, quando già a fine ottocento era scomparso? Per questo dobbiamo ringraziare la Svizzera che nel 1914 fondò il loro primo e unico Parco Nazionale, che insieme a quello dello Stelvio ne fanno l’area protetta più grande del nostro continente. Dopo il 1914 con l’istituzione proprio dell’area protetta tra Val Monastero e media Engadina, le poche quantità di cervi rimaste, soprattutto in Val Venosta, presero a popolare la zona senza problemi di caccia e sfruttamento del territorio. Essendo questo confinante proprio con l’Italia e l’Alta Valtellina, dove nel 1935 venne istituita l’altra area protetta, questa volta su suolo italiano, si è permesso così al cervo di popolare in modo massiccio tale area che, fino al dopoguerra, poteva vantare di essere l’unica area italiana ad avere questi animali sul proprio territorio. Dopo il 1990 dal Parco vengono prelevati annualmente molti capi, quasi tutti nel settore altoatesino, proprio per un sovraffollamento che rende problematica la vita ad altre specie animali ed alla vegetazione (addirittura nel 1997 in Val Martello 1/3 degli esemplari era affetto da una rara tubercolosi che poteva trasmettere), aprendo anche alla caccia degli stessi negli ultimi anni grazie all’aiuto del governo che lasciò in mano l’area alle province competenti, nonostante i numerosi ricorsi del WWF che portarono all’abolizione nel 1981 in tutto il Parco. Pensate che negli anni ’70 si cacciavano persino le marmotte, povere anime, sono così simpatiche.
Marco Trezzi
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