Giovedì 09 dicembre 2021

20 anni fa la tragedia dell’incidente nel tunnel del Gottardo

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Un’immagine unica che ha fatto il giro del Mondo, raccontando uno tra i più gravi incidenti stradali avvenuti in Svizzera. Ricorre oggi, il 24 Ottobre, il ventennale da quella tragedia che costò la vita ad 11 persone. Quella mattina un autoarticolato con targa belga entra in Svizzera da Chiasso, destinazione proprio il Belgio. Alle 8:08 l’autista turco si ferma in un’area di servizio vicino Biasca, ci rimane oltre 40 minuti, visibilmente ubriaco o sotto sostanze stupefacenti si rimette alla guida del grosso MAN, già salendo verso Airolo lungo la A2 alcuni automobilisti notano che procede a zig zag, non riuscendo a mantenere correttamente la sua corsia. Dall’altra parte sta salendo verso Goschenen un altro tir, con targa italiana e guidato da un italiano, carico di pneumatici, 1099 gomme per l’esattezza.
Al via i lavori per il raddoppio del tunnel del San Gottardo
Alle 9:37 il mezzo belga entra nel tunnel del Gottardo, seguito dalla Porsche del noto fotografo Oliviero Toscani e da un’Audi. Toscani capisce subito che qualcosa non va, il mezzo accelerava toccando i 100 chilometri orari e faticava a mantenere la traiettoria. Poco dopo il primo dei diciassette chilometri del tunnel, alle 9:39, sbanda contro il marciapiede di destra una volta, pochi metri dopo lo colpisce più deciso e finisce contro il muro della galleria a forte velocità, il tir rimbalza e devia vIolentemente sull’altra corsia impattando contro il tir italiano. A quel punto il tunnel è bloccato, costringendo i veicoli che seguivano ad una frenata di emergenza. La moglie di Toscani si agita ed ordina al marito di fare inversione ed uscire in fretta prevedendo il peggio, quel peggio che si sarebbe avverato. Passano poche decine di secondi ed uno dei mezzi perde rapidamente gasolio, un automobilista proveniente da nord scende dal suo veicolo e si avvicina chiamando subito la Polizia a Bellinzona per avvisare dell’incidente. Appena vede tutto quel gasolio si allarma e corre verso la sua auto. Alle 9:42, proprio come nei film, un cavo elettrico penzolante entra in contatto con il gasolio provocando l’incendio. A quel punto richiama la polizia dicendo: “il tunnel è bloccato e sta bruciando, fate presto!”. A quel punto il comandante chiama la centrale di controllo del tunnel ad Airolo, dove proprio in quegli istanti scatta l’allarme, i sensori fumo e temperatura nella galleria rilevano anomalie proprio all’altezza del primo chilometro, si accende la luce rossa agli ingressi e le auto vengono bloccate, ma il peggio doveva ancora arrivare.
Quando il Gottardo vinse sulla galleria sotto lo Spluga
Una corrente longitudinale proveniente da sud spinge la nube tossica verso nord, tra le 9:51 e le 9:55 il tunnel era completamente pieno di fumo dal livello dell’asfalto fino alla volta per una lunghezza di oltre due chilometri e mezzo, investendo in pieno le auto ferme. Nella centrale operativa è panico totale, dopo meno di due mesi dall’attacco alle torri gemelle si pensò anche ad un attentato a quello che era il tunnel stradale più lungo del Mondo, nel frattempo salta anche la corrente elettrica e buona parte del tunnel finisce al buio completo. Alle 9:53 un addetto alla manutenzione del tunnel entra con la sua auto e scatta questa foto diventata il simbolo della tragedia. Verso nord l’aria è irrespirabile e non si vede nulla, i veicoli non si mettono più in moto e gli automobilisti cercano di fuggire a piedi cercando inutilmente le porte che danno accesso al tunnel di emergenza, poste ogni 250 metri. Alle 9:54 il sistema informatico rileva l’ultima apertura di una di queste, alcuni riescono a salvarsi mentre 10 di loro morirono asfissiati, uno carbonizzato. Alle 9:55 arrivano i pompieri ma ormai l’incendio è talmente vasto che diventerà impossibile fermarlo in breve. La temperatura raggiunge i 1200 gradi e la soletta intermedia inizia a dare segni di cedimento. Alle 10:18 cede la volta della galleria. Il panico aumenta ed il governo a Berna viene avvisato, non si capisce quante persone possono essere coinvolte, quale sia la vera causa ed il fumo nero esce visibilmente dal condotto di ventilazione vicino al Passo del Gottardo, mentre verso Goschenen il fumo ormai ha quasi raggiunto il portale nord. Il sindaco di Airolo chiama subito uno dei responsabili per la sicurezza dei tunnel europei, in quel momento nel suo ufficio a Bellinzona: “qui nel Gottardo la situazione è grave, sali in auto e vieni subito qui”. Dopo tre ore i pompieri trovano i primi cadaveri, ma i dispersi sono ben 128, con centinaia di auto ancora nel tunnel. Ancora non si capisce come sia potuto accadere ed arriva in elicottero il presidente della confederazione, invitando tutti i mezzi pesanti ad evitare le strade svizzere, “qui al Gottardo è una scena dell’orrore” dice. Domato l’incendio passarono giorni prima che si potrà accedere alla “zona rossa” e verificare attentamente i danni ed i morti, il fumo in quegli istanti della tragedia era talmente denso che non riuscirono a vedere i pannelli luminosi che indicavano le uscite di sicurezza, una morte assurda che mise in discussione i sistemi di sicurezza del tunnel stradale più importante d’Europa.
La missione dei valichi alpini: mediare tra nord e sud
Tra le altre cose venne alla luce un fatto inquietante che venne condannato dalla stampa internazionale: il tunnel era minato. Ebbene sì, al tempo della costruzione, negli anni ‘70, si seguivano ancora le “regole” del primi dopoguerra, e cioè che in caso di invasione della Svizzera il tunnel del Gottardo doveva saltare. Il ministero della difesa svizzero fu messo sotto accusa e fu costretto a dire la verità, dichiarando che la galleria era riempita di esplosivo, ma che gli inneschi erano erano lontani e nascosti in zone “segrete” del tunnel. Prima della riapertura, avvenuta a dicembre di quell’anno, furono costretti a sminarlo per evitare scontri istituzionali e mettere a tacere la stampa. Furono mesi difficili quelli tra fine Ottobre e metà dicembre 2001, oltre che per il traffico merci europeo in tilt dovuto alla chiusura della galleria, anche per ricostruire i fatti avvenuti, che per fortuna esclusero un attentato, fu un semplice ma tragico incidente che fece rivedere profondamente i sistemi di sicurezza del tunnel del Gottardo, in primis prevedendo bocchette di aspirazione lungo le pareti per aspirare i fumi in caso proprio di correnti longitudinali come quel giorno. Ancora una volta l’esperienza insegna, il vero peccato è che ci serve sempre una tragedia per imparare come evitarne altre.
Marco Trezzi
Il tunnel stradale più importante d’Europa pensa al 50° anniversario
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